5. L'opera di Volta nello sviluppo della Società dell'InformazioneUn urlo, per una scarica da 114 V, apre la strada alla trasmissione della voce per via elettrica
Nel 1848, tredici anni dopo il suo arrivo a L'Avana, il fiorentino Antonio Meucci, che lavora come sovrintendente tecnico al Gran Teatro de Tacón, dispone di un periodo di relativa tranquillità, dovuto alla temporanea inattività del Teatro e alla ormai vicina scadenza di un contratto stipulato con il Governatore di Cuba, per la galvanizzazione di forniture militari.
Le pile Bunsen
Largamente usate all'epoca di Meucci, le pile Bunsen, presentano buone caratteristiche elettriche (tensioni di 1,9 V per elemento e correnti notevolmente intense), ma usano come depolarizzante, l'acido nitrico che richiede un'accurata e frequente manutenzione, da effettuarsi in locale apposito, a causa dei vapori prodotti.
Il disegno mostra una tipica pila Bunsen (C: anello di rame; D: vaso poroso; Z: lamina di zinco; V: vaso di porcellana; K: catodo).
Spinto da un'inarrestabile curiosità per le cose nuove, Meucci sperimenta per qualche mese l'elettroterapia, applicando la corrente elettrica a diverse persone affette da reumatismi: la moglie, conoscenti e collaboratori, oppure pazienti inviati da amici medici.
Nel 1849, a un paziente che soffre di "reumatismi alla testa", Meucci mette in mano un utensile di sughero su cui è montata una linguetta metallica saldata a due fili conduttori: uno di questi termina all'altro estremo sul polo negativo del primo elemento di un gruppo di pile Bulsen in serie, allocate nel laboratorio; come secondo conduttore è usato un rotolo di filo, che viene svolto secondo la necessità e che termina su un secondo strumento (analogo a quello dato al paziente), tenuto in mano dallo stesso Meucci. Il secondo dei due conduttori che fanno capo allo strumento di Meucci, termina sul polo positivo dell'ultima Bunsen del gruppo di pile. Lo stesso Meucci, trovandosi in serie al circuito, è in grado di valutare l'effetto della scossa.
Quando Meucci, per indirizzare meglio l'elettroterapia, ordina al paziente di mettersi la linguetta metallica in bocca, quest'ultimo viene sottoposto a una forte scarica elettrica e lancia un grido che Meucci percepisce come proveniente dallo strumento che tiene in mano, in quel momento, abbastanza vicino al suo orecchio.
Durante la deposizione al processo Bell/Globe (1885-87), Meucci, riferendosi alle pile Bulsen (1,9 V), afferma:
"Nel primo esperimento ne ho usato molte, ne avevo 60 e credo di averle messe tutte insieme, ma poi qualche volta levavo il conduttore dal polo negativo dell'ultima pila e lo mettevo in comunicazione con soltanto 4 oppure 6 pile, poiché esperimentando trovai che non mi occorreva una corrente così energica".Se ne deduce che il paziente dell'esperimento all'origine dello sviluppo del "telegrafo parlante" si sorbì probabilmente una schicchera di 60 X 1,9 V = 114 V!
A questo punto Meucci, per proseguire le sue esperienze senza rischio per il paziente, avvolge l'utensile in un cono di cartone in modo da evitare il contatto elettrico fra linguetta metallica e corpo umano.
A convincere Meucci della possibilità di trasmettere la voce per via elettrica e a sostenerlo per anni nelle sue ricerche sul cosiddetto "telegrafo parlante", fu quindi l'involontario eccesso della tensione applicata al paziente e il suo conseguente urlo, percepito in modo evidente, anche se imperfetto. Mentre la scoperta iniziale è stata del tutto casuale, le successive ricerche eseguite da Antonio Meucci dopo il suo arrivo a New York, nel 1950, portano alla produzione di modelli di telefono gradualmente più efficienti e di vario tipo, fino alle sventure di cui fu vittima il Meucci e all'ingiusta e drammatica conclusione del processo Bell/Globe. (Per ulteriori informazioni visitare, presso Museo virtuale dell'AEI, la Sala Meucci).
[1] Basilio Catania: Antonio Meucci: l'inventore e il suo tempo. Volume primo - Da Firenze a L'Avana. SEAT - Divisione STET spa, Torino, 1996.
[2] Exhibition of telephone discovery (L'Avana, 1849-1999)
[3] THOMAS - U.S. Congress on the Internet (a service of The Library of Congress)
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