2. L'invenzione del telefonoAnalisi dell'invenzione del "telegrafo parlante" in base alle conoscenze attuali Va osservato innanzitutto che se Meucci non avesse seguito fedelmente, nei suoi esperimenti di elettroterapia, la prescrizione (priva di fondamento scientifico) di Mesmer e di Bertholon, di porsi in comunicazione elettrica col paziente, non avrebbe potuto scoprire la possibilità di trasmettere la voce per via elettrica. Non avrebbe infatti avuto nessun motivo di tenere in mano uno strumento analogo a quello del paziente.
L'invenzione del "telegrafo parlante" ebbe quindi origine da una scoperta del tutto casuale, come d'altra parte è avvenuto anche per molte altre invenzioni.
Oggi riteniamo che quella prima trasmissione della voce per via elettrica (1849) sia avvenuta secondo due principi, all'epoca del tutto ignoti, che cominciarono ad essere capiti e sfruttati tecnicamente soltanto dopo il 1876:
Infatti, quando il paziente gridò per la scossa subita (primo esperimento), venne interposta, nel circuito di collegamento con la batteria di pile Bunsen, la resistenza del contatto (nella bocca del paziente) fra linguetta di rame e saliva. Questa resistenza, che variava per effetto delle variazioni di pressione acustica provocate dal grido, influenzava anche la resistenza complessiva del circuito, provocando variazioni del flusso di corrente elettrica lungo il filo di rame. Il microfono a resistenza variabile (assieme ad altri tipi di microfono, primo fra tutti il microfono a carbone di Thomas Alva Edison) fu uno dei fattori del successo della telefonia, consentendo, in particolare, la trasmissione a lunga distanza. Lo stesso principio venne applicato anche nel trasmettitore a liquido di Ehisha Gray e di Alexander Graham Bell.
Il secondo principio, quello del telefono
elettrostatico, ha oggi solo applicazioni specialistiche. Esso
può essere illustrato richiamando il principio
dellelettroscopio a foglia: se due foglioline doro,
incernierate ad un estremo (dove si trovano in contatto
elettrico
fra loro), sono caricate ad una certa tensione, esse si divaricano
per effetto della repulsione fra le cariche dello stesso segno che
si dispongono su di esse. Se la tensione applicata è
variabile, le foglioline vibrano seguendone le variazioni, e
funzionano dunque da "ricevitore telefonico a condensatore". Lo
stesso principio può essere sfruttato anche in trasmissione
per realizzare il cosiddetto "microfono a condensatore"
.
Nel primo esperimento compiuto da Meucci (quello in cui il paziente gridò, dopo aver messo in bocca la linguetta metallica), il collegamento era quello rappresentato nella figura 17 della deposizione di Meucci al processo Bell/Globe.
All'estremo trasmittente, la trasmissione della voce avvenne per effetto della resistenza variabile del contatto fra la linguetta metallica dell'utensile e la saliva , nella cavità orale del paziente.
Allestremo ricevente, la linguetta
di rame dell'utensile che Meucci teneva in una mano - mentre con
l'altra chiudeva il circuito con la batteria - si comportò
come larmatura di un condensatore
sottoposto a tensione variabile; di conseguenza essa entrò
in vibrazione, per effetto del grido del paziente, riproducendo
l'andamento delle variazioni di pressione acustica che avevano
generato le variazioni di resistenza elettrica.
Nella terza figura - che riporta l'interpretazione del fenomeno data attualmente da B. Catania e che è stata presentata in occasione del 150° anniversario della prima trasmissione della voce per via elettrica - viene mostrato il circuito elettrico equivalente dell'intero collegamento.
Quando il paziente lanciò il
grido, si verificò una forte variazione della resistenza
elettrica Rv fra la linguetta di rame C2 e
la sua saliva. Questa resistenza variabile era collegata a sua
volta, attraverso il corpo del paziente, all'altro conduttore
(C1) che questi teneva in mano. La
resistenza variabile Rv sommata alla resistenza del
conduttore (Rw ) e alla resistenza interna della
batteria (Rb), provocò una variazione della
resistenza totale del circuito (Rv + Rw +
Rb), e di conseguenza anche del flusso di corrente
attraverso il filo e della tensione applicata alla linguetta
metallica C3 dell'utensile tenuto in mano da Meucci. Ed
è stata questa variazione di tensione che, facendo vibrare
per effetto elettrostatico la linguetta metallica, ha reso udibile
il grido del paziente.
Quando Meucci, per superare linconveniente della scossa, interpose un cono di cartone, sia in trasmissione che in ricezione (secondo esperimento), la trasmissione della voce avvenne esclusivamente per effetto elettrostatico, realizzando quello che fu denominato, nel 1883, dal prof. A. E. Dolbear, "static telephone"; un sistema sostanzialmente identico a quello usato da Meucci nel 1849.
Lo schema del "circuito telefonico" usato da Meucci allAvana neI 1849, mostra come la prescrizione di Mesmer, che imponeva al medico di inserirsi in circuito col paziente, abbia potuto suggerire, allo stesso Meucci, il primo schema per realizzare una conversazione telefonica bidirezionale e simultanea. Una seconda riflessione è che, negli esperimenti dellAvana, non furono usate bobine o magneti di sorta, né permanenti né temporanei (cioè elettromagneti), che Meucci iniziò ad adoperare soltanto nel 1853, a New York.
Occorre anche evidenziare che la qualità di trasmissione della voce del primo esperimento (quello del famoso grido, udito da Meucci, quando ancora non aveva aggiunto agli utensili il cono di cartone) doveva essere decisamente superiore a quella del secondo esperimento (quello con laggiunta dei coni di cartone) perché un microfono a resistenza variabile è decisamente più potente di un microfono a condensatore. Inoltre, dopo lapplicazione del cono di cartone (e nonostante il guadagno di pressione acustica fornito dal cono stesso), per quanto forte potesse parlare il paziente, non poteva certo gridare come quella prima volta, quando anche la tensione applicata, particolarmente elevata (114 V), aveva aumentato considerevolmente l'effetto elettrostatico (la cui intensità varia con il quadrato della tensione continua di polarizzazione).
E fu proprio il ricordo di quellirripetibile grido, così limpido e chiaro - a differenza del "mormorio, suono inaurticolato" udito dopo lapplicazione del cono di cartone - che accompagnò e sostenne Antonio Meucci durante tutte le sue sperimentazioni, che continuarono per oltre ventanni.
Ritorno a L'invenzione del telefono da parte di Meucci
Ritorno a Presentazione della sala Volta