2. L'invenzione del telefono

"Provando e riprovando"
Le pile Bunsen usate da Meucci per la galvanostegia sviluppavano circa 1,9 V per elemento voltaico. Con riferimento a queste batterie Meucci dichiarò, durante la deposizione al processo Bell/Globe:
[Risposta n. 540] "Nel primo esperimento ne ho usato molte; ne avevo 60 e credo di averle messe tutte insieme; ma poi qualche volta levavo il conduttore dal polo negativo dell’ultima pila e lo mettevo in comunicazione con soltanto 4 oppure 6 pile, poiché esperimentando trovai che non mi occorreva una corrente così energica ".

Fin dal primo esperimento di trasmissione della voce per via elettrica, all'Avana, in cui il paziente si sorbì una "schicchera" di 114 V, Meucci continuò a fare esperimenti in diverse condizioni: applicò tensioni ridotte a 11,4 V, oppure a 7,6 V:

". . .poiché esperimentando trovai che non mi occorreva una corrente così energica. "

". . . Feci ripetere differenti volte nella stessa giornata. Di poi riprovai in differenti giorni...".

Queste frasi richiamano alla memoria l’insegnamento galileiano del "provando e riprovando" - motto dell’Accademia del Cimento, fondata a Firenze dai discepoli di Galileo, nel 1657 - che certamente il giovane Meucci aveva ascoltato dalle labbra dei suoi maestri, all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Arrivato a New York nel 1851 e dopo aver avviato la fabbrica di candele assieme a Giuseppe Garibaldi, al tenore Lorenzo Salvi (principale finanziatore) e al segretario e amministratore di questi, Domenico Mariani, Meucci riprese i suoi esperimenti sul "telegrafo parlante", installando un collegamento funzionante tra i due suoi laboratori (uno nel basamento del cottage, l’altro nel cortile) e la stanza della moglie Ester, invalida, al terzo piano del cottage.

Su questo collegamento Meucci sperimentò, nel corso di una ventina di anni, un gran numero di tipi di telefono e di singole parti , sfruttando effetti elettrostatici ed elettromagnetici. Nelle sue realizzazioni ebbe un notevole aiuto da Charles Chester che possedeva un'azienda di materiale elettrico.

Dichiarò, infatti, nel suo affidavit (traduzione dall’inglese):

"...feci la conoscenza del Sig. Charles Chester, di Centre Street, il quale si diede la pena di mostrarmi tutto ciò che aveva nel suo stabilimento in materia di elettricità. Visitai spesso Mr. Chester e frequentemente solevamo comunicare l’un l’altro e scambiare idee su argomenti elettrici..."

Al processo Bell/Globe, Meucci chiarì ulteriormente il suo modo di procedere nelle ricerche per quanto riguarda in particolare i telefoni elettromagnetici:

[Risposta n. 29] "Tutte le volte che avevo un poco di tempo lo dedicavo a nuovi esperimenti. Ordinai a Mr. Chester una quantità di pezzi d’acciaio magnetizzato, e delle bobine di varie dimensioni e ferri da cavallo d’acciaio per l’interno degli strumenti ed altri più grandi per magnetizzare da me stesso i pezzi d’acciaio temperato per metterli nel centro delle bobine; come pure provai diverse qualità di membrane, parte di ferro, di varie qualità di tessuti e metalli, sostanze animali, legno, ecc.; e construssi diversi altri instrumenti che furono da me provati con migliore risultato degli anteriori, continuando i miei sperimenti fino a circa l’anno 1871..."

 Meucci realizzò, nel 1856, il suo primo telefono elettromagnetico e, nel 1858, un telefono elettromagnetico di ottima qualità con cui eseguì un gran numero di esperimenti anticipando varie considerazioni su importanti problemi in campo telefonico (carico induttivo delle linee elettriche, dispositivo antilocale, segnalazione di chiamata , linea di trasmissione, silenziosità dell'ambiente e riservatezza).

 

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