1. Antonio Meucci: inventore e patriota

Antonio Meucci e le cospirazioni politiche in Toscana

A differenza delle altre regioni italiane, la Toscana fu quasi immune dai moti per l’indipendenza italiana. Tuttavia, anche se non accompagnate da eventi sanguinari, si verificarono anche in Toscana cospirazioni ad opera di società segrete, di varia ispirazione, seguite da arresti da parte del Granducato. Esse vennero alla luce con la scoperta della "congrega senese" della "Giovine Italia" all’inizio del 1833.

Dai documenti sequestrati dalla polizia, si apprese che questa congrega era composta di 195 adepti, che dipendeva dalla congrega centrale di Firenze (della quale furono individuati i capi), che vi erano altre congreghe a Poggibonsi, Chiusi e Livorno, e che infine la congrega centrale corrispondeva all’estero con quelle di Bologna e di Lucca.

Quando venne a conoscenza della polizia la lettera inviata da Giuseppe Mazzini a Firenze il 16 agosto 1833, dove si affermava che la Toscana doveva "insorgere rapidamente, energicamente, repubblicanamente, giovanilmente", le autorità decisero di eseguire, nella massima segretezza, una serie di arresti preventivi a Firenze, Livorno, Pisa, Siena, e Montepulciano. Fra gli arrestati, era il patriota livornese Francesco Domenico Guerrazzi (1804 - 1873).

Secondo quanto afferma lo stesso Meucci in una lettera all’amico prof. C. Paladìni di Lucca, il 2 maggio 1889 "... l’Italia per cui nel 33 e 34 feci molti mesi di prigione con Guerrazzi..." sembra probabile che anche Meucci fosse fra quegli arrestati.

Secondo quanto riferito dal Michel [1], tutti gli arrestati furono chiusi nella Fortezza Vecchia di Livorno, per essere poi mandati a diverse destinazioni, fra cui Portoferraio, dove fu recluso il Guerrazzi. Essi vennero rilasciati poco prima del Natale del 1833, dopo circa tre mesi di prigionia.

Anche la mancata registrazione di Meucci negli stati d’anime degli anni 1833, 1834 e 1835 può trovare una giustificazione nell’affermazione del Michel:

"Non pochi individui tanto toscani che forestieri sin dai primi arresti si erano allontanati precipitosamente dal loro domicilio... "

nonché dalla dichiarazione del Presidente del Buon Governo, che:

"Un tal contegno sembra che molto spieghi, onde gravemente sospettare di essi, specialmente ove già fossero conosciuti..."

Nessuna meraviglia, quindi, che Antonio Meucci ed Ester Mochi, che lavoravano entrambi per il Teatro della Pergola di Firenze e che si erano sposati il 7 agosto 1834, avessero cercato ed ottenuto di essere dispensati dalle pubblicazioni del loro matrimonio, onde non svelare, in quel periodo, il domicilio di Antonio.

Probabilmente, per analoghi motivi, i due coniugi furono successivamente indotti ad abbandonare Firenze; essi partirono il 5 ottobre 1935 da Livorno, sul brigantino denominato "Coccodrillo", assieme agli artisti della ricercatissima "Opera Italiana", diretti all’Avana.

 

[1] Michel E: F.D. Guerrazzi e le cospirazioni politiche in Toscana dall’anno 1830 all’anno 1835. Milano, Soc. Ed. Dante Alighieri di Albrighi-Segati & C, 1904.

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